Verba manent: Il destino nell’Odissea di Omero

Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un’opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo del Louvre, Parigi

“Incolperà l’uom dunque sempre gli dei?
Quando a se stesso i mali fabbrica,
dei suoi mali a noi dà carico
e la stoltezza sua chiama destino.”

Ippolito Pindemonte

Contestualizzazione

Del celeberrimo Omero, padre dell’inno epico greco, si sono tramandati solo due poemi: l’Iliade e l’Odissea. L’Iliade, il poema della virtù fisica e morale nella guerra. L’Odissea, il poema che narra il percorso che tutti gli uomini sono destinati a percorrere, la vita.

Dall’Odissea si ricava la citazione del giorno, dal primo libro, a seguito del proemio. Zeus, nel primo dei due concili dell’opera, lamenta che l’uomo incolpa gli dei dei mali, di tutte le vicissitudini che non gli sono di gradimento. I padre degli dei replica che è l’uomo stesso a generarsi i mali, dando la colpa agli dei e dando il nome di destino alla sua noncuranza nella quotidianità.

Museo Archeologico Nazionale in Sperlonga

L’interpretazione

Omero, che nell’Odissea racconta “il lungo vagare” di Odisseo, sembra che voglia farsi carico della “paideia” della società. Quando, da una parte, nell’Iliade si narrano le virtù necessarie al guerriero e certe scene tipiche dei combattimenti, nell’Odissea si osserva una volontà di istruire moralmente i propri uditori. L’aedo narrava in esametro le parole sagge di Omero, che sottolineava un concetto tardo-medievale e rinascimentale, l’homo faber. Il poeta fa dire al padre degli dei che l’uomo cerca di proiettare i mali della propria vita sulle divinità, nonostante la piena responsabilità ricada sull’uomo, poiché egli è artefice del proprio destino. L’essere umano decide come vivere e quindi anche come affrontare i mali. Può sfuggirli, può affrontarli o può lamentarsi, incolpando le divinità di qualcosa che può risolvere, o perlomeno avrebbe potuto evitare qualora avesse preso iniziativa prima.

Si prende in considerazione anche il ruolo del destino, μοῖρα, dal verbo greco μείρομαι, ovvero “fare le parti”, secondo la concezione greca per cui a goni uomo veniva assegnata una parte, la propria vita ottenuta in sorte. Il destino, usato intercambiabilmente con la parola fato, di etimologia latina, in realtà rappresenta qualcosa che l’uomo può cambiare, mentre il fato è collegato al termine latino fortuna, una vox media, che indica sia la buona che la cattiva sorte.

Dunque Zeus sembra voler dare un monito agli uomini, quello di rimboccarsi le maniche, poiché solo loro possono cambiare le carte in tavola, a seconda delle mosse di ciò che non è controllabile, senza ingiuriare contro agenti spirituali, dato che solo l’uomo è artefice della propria fortuna.

Qui amant ipsi sibi somnia fingunt

Virgilio, Bucoliche, 8,108

Gli innamorati si creano da sé i sogni

Quando Virgilio scrisse questa frase, stava componendo le Bucoliche, composizioni poetiche nelle quali affronta il tema delle espropriazioni delle terre. Nell’ VIII Ecloga, il pastore Damone canta il suo amore infelice per Nisa mentre Alfesibeo esegue un incantesimo d’amore.

Chi ama, sogna

Virgilio aveva proprio ragione: coloro che sono innamorati di una persona o di un obiettivo, si creano dei sogni, quindi delle immagini profonde. La passione verso qualcuno e anche verso un’ambizione, ad esempio, ci porta a immaginare un futuro, magari dove si è giunti all’obiettivo.

Il sogno

Sognare permette di allontanarsi dalla razionalità e dalla logica della realtà, bianca e nera, e di accedere a un mondo colorato e irrazionale, vicino alle nostre radici più profonde, esplorando delle fonti come la creatività.

Sognare perché innamorati è sintomo di passione, orizzonte mentale ampio e capacità di ridurre lo stress.

La Repubblica dei fantasmi

Riccardo Magi si traveste e la Camera esplode. E il rispetto per le istituzioni?

Immagine da TODAY

Tra i silenzi sul referendume show in Parlamento, il confine tra denuncia e carnevale si assottiglia sempre di più.

L’accaduto

Riccardo Magi, deputato di +Europa, ha fatto il suo ingresso in Aula vestito da fantasma, interrompendo l’intervento del leghista Riccardo Molinari durante il “premier time” dedicato alle interrogazioni alla presidente del Consiglio.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, il gesto ha suscitato l’immediata reazione del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ha ordinato l’espulsione del parlamentare. Magi è stato accompagnato fuori dai commessi di Montecitorio.

Il motivo

Il motivo della protesta? La denuncia di un silenzio istituzionale su temi referendari e sull’informazione pubblica. Sky TG24 riferisce che il deputato avrebbe agito dopo che il suo gruppo non aveva ottenuto spazio per porre interrogazioni alla premier. Nel suo intervento, Magi ha accusato Giorgia Meloni di ignorare gli stessi quesiti referendari che, in passato, lei stessa difendeva con ardore.

Da WIKIPEDIA

Qual è la direzione della politica?

Il rispetto per la classe politica è oggi ai minimi storici. Ma non per colpa del “popolo”, come spesso si ripete con tono paternalista: il discredito nasce proprio da certi teatrini parlamentari e da una retorica vuota che gira su sé stessa. Nell’antica Roma, il Senato era la vetta del merito e dell’onore: vi sedevano uomini colti, temprati da anni di servizio pubblico, riconoscibili per abito, autorevolezza e senso del dovere (non sempre). Oggi, la toga è stata sostituita dal costume da fantasma, la gravitas da performance, e il cursus honorum da un cursus… Instagram. È bene esprimere le proprie idee che, se riportate con metodi “alternativi”, potrebbero essere sminuite. Di fronte a tutto questo, viene da chiedersi: la politica è ancora una cosa seria? O è diventata una fiction di cui conosciamo già il finale? Lasciamo agli spettatori—più che ai cittadini—l’ultima parola.

FONTI: ANSA, Sky TG24

Recensione del libro “Siddhartha” di Hermann Hesse

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Ahimé Siddhartha, ti vedo soffrire, ma tu soffri dolori dei quali si dovrebbe ridere, dei quali tu stesso ben presto riderai. -Vasudeva

SIDDHARTA, l’opera

Siddhartha di Hermann Hesse è un romanzo che racconta la vita di un giovane ragazzo che, nel VI secolo a.C. in India, inizia il viaggio che è la vita. La sua vita sarà una continua ricerca dell’Atman (il sé) e del Brahma (il tutto). Niente gli è sufficiente, tutto necessita di maggiore approfondimento. Una vita alla ricerca del fondale che non si femra alla superficie.

Riassunto

Siddhartha, assieme all’amico Govinda, se ne va dalla casa paterna per unirsi ai Samana, gli asceti alla ricerca della vertà con la meditazione.

Siddhartha, raggiunta la verità, si sposta con l’amico trovandosi a incontrare il Buddha. Erano da poco iniziate le sue predicazione e aveva migliaia di fedeli. I due ragazzi decidono di avvicinarsi a questa realtà, seguendo il suo stile di vita. Siddhartha però non è convinto da questo Maestro e, nel libro, discute assieme al Buddha sulla sua dottrina, comprendendo che la sua ricerca non era coerente con il Buddha, volendo lui conoscere e vivere con gli uomini. Govinda però decide di seguire il Buddha e Siddhartha lo lascia dicendogli di non volerlo obbligare a seguirlo.

Quindi incontra Kamala. Lei ricca si innamora di Siddhartha povero, dandogli diversi insegnamenti sull’amore e sul denaro. Quest’ultima gli farà conoscere Kamaswani, un mercante che gli fornirà lavoro. Egli passa il tempo a scommettere e a vivere nel denaro, finquando un sogno lo porterà ad abbandonare questa vita.

Nella foresta incontrerà Govinda, di diverso aspetto, che a fatica lo riconosce. Quest’incontro fu per lui vitale.

Vasudeva, un barcaiolo, passa con Siddhartha gli ultimi anni della vita del ragazzo curioso.

Hai appreso anche tu dal fiume quel segreto: che il tempo non esiste?
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Quindi una donna si presenta con un ragazzo, il figlio di Siddhartha. Morsa da un serpente, la donna muore in poco tempo e SIddhartha si curerà della crescita del piccolo.

Il figlio, che non navigava le stesse onde del padre, scappa con i pochi averi dei due uomini. Il sincero affettp del barcaiolo lo riporta al fiume, dove tutto scorre ed è onnipresente, e dove concluderà il viaggio che aveva iniziato.

La scienza si può comunicare ma la saggezza no. Si può trovarla, si può viverla, si può farsene portare, si possono fare miracoli con essa, ma dirla e insegnarla non si può.

Commento

Siddhartha di Hesse è un saggio-romanzo sempre attuale, uno di quei libri da leggere nelle diverse epoche della propria esistenza, con le diverse consapevolezze che si sviluppano. Il rapporto fabula-intreccio è lineare, privo di flashback o prolessi. Questa struttura fa personificare il lettore nell’esperienza di Siddhartha.

Questo libro ha come tematica quella della ribellione adolescenziale, quando si va contro tutto e tutti, pur di sviluppare e mettere in pratica la propria teoria. Due amici, con ambizioni e consapevolezze molto differenti, si mettono in cammino uno a fianco dell’altro senza però prevalere sul compagno. Govinda, l’amico stolto, quello forse superficiale o, magari, più scaltro di SIddhartha.

Siddhartha rappresenta quindi l’ideale del giovane ribelle, che affronta tutte le sue fasi della vita appieno, senza fermarsi a nessun patteggiamento con la sua esistenza. Parte dalla meditazione, passa per la sapienza, arriva all’eros, torna alla contemplazione. Una vita tortuosa, mossa da una consapevoleza interiore, che lo scuote con un sogno, per riportarlo sulla strada della ribellione, che per lui nasconde quella della consapevolezza.

Un romanzo brillante, un’opera. Un saggio che fa sentire rappresentato ogni giovane che lo legge, in parte invidiando la vita di Siddhartha.

  • Siddhartha, Herman Hesse ed. ADELPHI. Trad. Massimo Mila.
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ChatGPT: cos’è ed è utile?

Chatgpt viene usato da tutti oggigiorno ma esiste un limite?

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Cos’è Chatgpt?

ChatGPT – secondo wikipedia- è un chat bot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico […] specializzato nella conversazione con un utente umano. Per chi non conoscesse questo tipo di tecnologia, si può dire molto brevemente che consiste in una chat con un robot – vorranno gli esperti scusarmi- che sa dare risposte che l’uomo non sarebbe capace di dare a una velocità tale. Per esempio, essendo io uno studente di greco antico, mi capita di chiedere analisi di forme verbali. Ebbene, questa macchina riesce ad analizzare in circa cinque secondi la forma, dicendo ciò che perfino il Dizionario di greco per antonomasia non dice. Per chi come me è uno studente, conosce bene l’utilità di questo bot nella stesura, ad esempio, di temi, nella risoluzione di problemi matematici e, perché no, nella ricerca di informazioni.

Quanto è affidabile ChatGPT?

Oltre ai rinomati problemi con la privacy affrontati dal Garante della Privacy Italiano, secondo il sito Keeper Security Chatgpt dimostra un comportamento chiamato allucinazione, che avviene da quando i chatbot iniziano a generare da sé le informazioni. Quindi – prosegue Keeper Security – non si deve fare affidamento su ChatGPT nel reperimento di informazioni perché facilmente può diffondere fake news.

Proprio in merito a questo argomento è avvenuto un dibattito durante una lezione, dove ci si chiedeva se le intelligenze artificiali prenderanno il controllo. Ed è emerso che secondo molti le intelligenze artificiali non potranno sostituire l’uomo, ma solo aiutarlo in occasioni quotidiane. Una docente ha commentato dicendo – a mio avviso giustamente – che le risposte generate da intelligenza artificiale possono essere utili a chi ha competenze mirate e approfondite sull’argomento, che è quindi tenuto a verificare la veridicità delle informazioni.

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Quindi, ChatGPT è utile?

Ricollegandomi all’introduzione, sottolineo come per noi studenti le intelligenze artificiali di tipo generativo siano utili a ridurre i tempi di certi compiti e progetti o, per dirla tutta, facciano al nostro posto i compiti, che potrebbero risultare imprecisi. Ora mi sembra giusto porre un quesito forse retorico: “Siamo consapoevoli di come le tecnologie, nella fattispecie le intelligenze artificiali, ci abbiano permesso di delegare le facoltà della nostra mente, come la memoria, a una macchina basata su operazioni matematiche (mi scuserete l’iperbole) che di umano ha solo il nome.”

Per approfondire la questione sulle facoltà mentali

Agenzia Digitale